Discorso dell'Ambasciatore della Republica di Belarus presso la Santa Sede Y.G. Ambrazevich rivolto ai partecipanti della serata bielorusso-russo-aquilana “Unità nell'amicizia e nella cultura”
02.04.2026 г.Cari amici e colleghi russi!
Cari amici italiani!
Cari amici e colleghi del Vaticano e di altri Paesi!
Questa sera è davvero speciale per la sua essenza. In un giorno di festa per la Belarus e la Russia – la Giornata dell’unità dei due popoli – bielorussi e russi qui in Italia si sono riuniti insieme agli amici italiani per ricordare i legami secolari che uniscono i nostri tre popoli. E io, in qualità di Ambasciatore di Belarus presso la Santa Sede, con residenza a Roma, sono grato al mio collega russo e alla signora Emma Rizio, Presidente di «L’Aquila Siamo Noi», per avermi dato, oggi in qualità di coorganizzatore, la possibilità di rivolgermi ai presenti a nome del mio Paese.
La Belarus e la Russia provengono da una radice comune, custodiscono le tradizioni di fiducia tramandate nei secoli, sono orgogliose delle pagine condivise della loro storia, preservano con cura i valori spirituali e morali e vivono in buon vicinato. I due Paesi sono inoltre uniti dall’uso della lingua russa, che è madrelingua per la maggioranza dei bielorussi e dei russi. La comunanza storica dei destini dei nostri due popoli ha naturalmente favorito il nostro avvicinamento. La Belarus e la Russia stanno costruendo insieme una base condivisa di sviluppo – lo Stato dell’Unione, il cui 30º (trentesimo) anniversario dalla creazione si celebra proprio oggi. Il progetto della nostra unità, fin dall’inizio, è stato ricco di contenuti concreti e utili per ogni cittadino, tra cui l’assenza di frontiere e di visti, l’eliminazione dei costi di roaming, l’accesso ai mercati del lavoro, dei beni e dei servizi finanziari, e altro ancora. Il nostro Stato dell’Unione non è un’alleanza contro qualcuno, ma al contrario rappresenta opportunità raddoppiate per un’interazione aperta ed equa con tutte le parti terze interessate.
A prima vista, quando parliamo di Belarus e Italia, può sembrare che geografia e storia ci separino. Tuttavia, se guardiamo più in profondità, vediamo non confini che dividono, ma una moltitudine di destini umani, di relazioni tra organizzazioni e collettivi, intrecciati in modo sorprendente nelle nostre culture.
Questo intreccio è iniziato molto prima della nascita degli Stati moderni. All’Università di Padova studiò Francesco Scorina, primo stampatore originario di Polotsk, figura simbolica per Belarus e per l’Europa orientale, che all’inizio del XVI (sedicesimo) secolo avviò la stampa di libri in lingua antico-bielorussa. A Papa Leone X (decimo), Nikolaj Gusovskij, originario delle terre di Belarus e membro di una missione diplomatica del Granducato di Lituania e del Regno di Polonia, presentò la sua «Canzone del bisonte», descrizione della vita e della natura del suo Paese. I castelli dei magnati di Belarus oggi protetti dall’UNESCO, così come molti templi, sia ortodossi sia cattolici, furono costruiti da architetti provenienti dall’Italia.
A sua volta, la cultura del Granducato di Lituania, della Confederazione Polacco-Lituana, dell’Impero Russo e dell’Unione Sovietica, all’interno dei quali il popolo di Belarus si è sviluppato nei secoli insieme ad altre nazioni, ha contribuito ad arricchire la civiltà mondiale: dal pittore Marc Chagall fino al progettista aeronautico Sukhoj.
Una pagina particolare nelle relazioni tra Belarus e Italia è rappresentata dai legami umani formatisi negli anni successivi alla tragedia che ha colpito Belarus con le conseguenze del disastro della centrale nucleare di Chernobyl. Centinaia di migliaia di cittadini di Belarus, soprattutto bambini, hanno beneficiato dell’ospitalità italiana, conoscendo dall’interno la vera Italia come ospiti delle famiglie italiane. Allo stesso modo, centinaia di migliaia di italiani, attraverso questa «diplomazia popolare dei bambini», grazie alla loro solidarietà e al loro aiuto concreto, si sono innamorati e si sono legati per sempre a Belarus, contribuendo al suo percorso di ripresa.
Vorrei sottolineare che cittadini di Belarus, russi e italiani sono uniti nella convinzione che, qualunque siano le difficoltà nelle proprie case, si trovi sempre un modo per aiutare chi si trova in condizioni più difficili, vicino o lontano.
In questo senso, l’evento di oggi non è il frutto casuale dell’iniziativa di pochi, ma si fonda su secoli di comunanza e ha l’obiettivo simbolico di evidenziare la nostra base storica, culturale e umanitaria condivisa. Abbiamo scelto di esprimerlo attraverso un linguaggio universale e accessibile a tutti: quello dell’arte, e in particolare, questa sera, quello della musica.
Sono convinto che il nostro incontro di oggi contribuirà a rafforzare la consapevolezza dell’appartenenza dei nostri tre popoli a una tradizione e a una cultura comuni, consolidando ulteriormente la comprensione reciproca e la fitta rete di contatti umani, a favore del raggiungimento di una pace duratura e di una sicurezza indivisibile nel quadro della nostra casa comune eurasiatica.
Vi ringrazio per l’attenzione.